tutta sta gente e niente da dire
Re: tutta sta gente e niente da dire
bravoMASTIFFIS ha scritto:uaaaaaaaaa parlamm e coccos
wuagliuuuuuuuuuuuuuuuuu nu v cuccat parit na band e pigroni
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In ogni mio pensiero ci 6 tu, I lOvE yOu.Voglio viverti, voglio crederti, per tutto il tempo che ti avrò
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Re: tutta sta gente e niente da dire
cavese compra catelloMASTIFFIS ha scritto:parlamm e calciomrcato
onore per catello mari.salerno merda


Re: tutta sta gente e niente da dire
chi se cattat a lazioMASTIFFIS ha scritto:parlamm e calciomrcato
?
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Re: tutta sta gente e niente da dire
BELL'ARGOMENTO...COMPLIMENTI..IL TUO CERVELLO SI è IMPEGNATO MOLTO X CACCIARE STA CS...Lupin 3 ha scritto:chi se cattat a lazioMASTIFFIS ha scritto:parlamm e calciomrcato
?
gli amici sn l'unika cs al mondo importante,tt il resto è NIENTE!!!!!!!!!!!!
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Re: tutta sta gente e niente da dire
ioLupin 3 ha scritto:chi se cattat a lazioMASTIFFIS ha scritto:parlamm e calciomrcato
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Re: tutta sta gente e niente da dire
hahaha kest so le potenzialitàAnGeLa SaLeRnO ha scritto:BELL'ARGOMENTO...COMPLIMENTI..IL TUO CERVELLO SI è IMPEGNATO MOLTO X CACCIARE STA CS...Lupin 3 ha scritto:chi se cattat a lazioMASTIFFIS ha scritto:parlamm e calciomrcato
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Re: tutta sta gente e niente da dire
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Re: tutta sta gente e niente da dire
scarzoniMASTIFFIS ha scritto:la lazio se cattat a : carrizo,amoruso,bonetto,belleri
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Re: tutta sta gente e niente da dire
azzMASTIFFIS ha scritto:la lazio se cattat a : carrizo,amoruso,bonetto,belleri
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Re: tutta sta gente e niente da dire
Carrizz???MASTIFFIS ha scritto:la lazio se cattat a : carrizo,amoruso,bonetto,belleri

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Re: tutta sta gente e niente da dire
MASTIFFIS ha scritto:uaaaaaaaaa parlamm e coccos
abbiamo finito già tutti gli argomenti
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Re: tutta sta gente e niente da dire
LA VIOLENZA
Chi quotidianamente vive in quella vasta area che è denominata Occidente e magari si informa, legge o guarda la tv, ha la sensazione di essere circondato da un mondo estremamente violento. Una sensazione che gli esperti ritengono fallace: altre epoche hanno conosciuto, secondo gli studiosi di scienze sociali, violenze più efferate e più frequenti e mai il mondo è stato così sicuro come adesso.
Eppure, nonostante l'alto livello di civilizzazione, forse proprio a causa di questo, ci sentiamo insicuri e minacciati.
A mio avviso, le nostre aspettative di sicurezza sono aumentate, così come il desiderio di condurre una vita lunga e piacevole.
E d'altra parte la fine delle ideologie, l'indebolimento delle fedi religiose, quella che viene denominata la secolarizzazione del mondo, fanno sì che ci sentiamo piuttosto disorientati nei confronti delle norme e dei valori da abbracciare durante l'esistenza. Tutti finiamo per orientarci ad un edonismo spicciolo, ad una ricerca ossessiva del piacere e del divertimento immediati, ai soldi, alla carriera, al potere.
Sentiamo che la vita è quella che viviamo adesso, qui, sulla Terra; le promesse di una giustizia divina dopo la morte, della beatitudine raggiungibile in mondi ultraterreni ci sembrano aleatorie.
"Se Dio non esiste, tutto è permesso" diceva Dostoevskij.
E perciò tendiamo a rimuovere, con un'aggressività che a volte sconfina nel crimine, ogni ostacolo che si frappone alla realizzazione dei nostri desideri.
Queste sono secondo me le radici più evidenti della violenza quotidiana.
Esistono tuttavia altri motivi, più oscuri e sotterranei, ma non per questo meno potenti.
Per esempio, il fatto di vivere in società sempre più solitarie ed anonime, di essere soggetti ad un potere sempre più impersonale, che ci fa sentire di frequente inermi e impotenti. La burocratizzazione della vita, che pure è spesso necessaria per l'ordine e l'organizzazione statuale, ci disumanizza, quando non ci schiaccia (si legga la narrativa di Kafka), il potere economico (le lobby, le multinazionali, ecc.) ci rende un numerino insignificante nella grande equazione dell'economia mondiale. Basta un niente, una crisi passeggera, una ristrutturazione aziendale e di colpo siamo estromessi, reietti, perdenti.
Inoltre, secondo me, la violenza prospera su un terreno di eccessiva tolleranza maturato in alcuni ambienti religiosi e intellettuali. Per cui il criminale gode di eccessive giustificazioni, si cerca sempre un alibi alle azioni più riprovevoli, che so: i traumi infantili, l'esclusione sociale, la famiglia, la scuola, la società. Non che questi alibi siano del tutto falsi, soltanto che ciascuno di noi deve essere chiamato a rispondere, a sentirsi responsabile delle proprie azioni. Altrimenti non si spiega, come, date le medesime circostanze, c'è che delinque e chi no.
Il concetto di "responsabilità" deve tornare a far parte del vocabolario delle società occidentali. Ed anche quello di "repressione". La società, chi è preposto all'ordine pubblico, non può tollerare i comportamenti violenti, anche quelli di minore entità. Anzi si è visto che la politica della "tolleranza zero" negli Stati Uniti ha dato ottimi risultati. Le teorie "idrauliche" sul comportamento umano, forse hanno fatto il loro tempo. Comprimere, coartare la violenza non significa renderla più esplosiva e pericolosa.
Certamente la repressione non basta. Difendersi dai delinquenti non è l'unico mezzo per bonificare la società. Occorre intervenire soprattutto nella fase educativa, nella scuola, in famiglia, nelle agenzie di socializzazione in genere, affinché i comportamenti violenti e prevaricatori vengano scoraggiati, puniti, messi alla gogna. La scuola, ad esempio, ha tollerato (e tollera) il cosiddetto "bullismo". Bisogna avere il coraggio di trasmettere valori etici ed estetici diversi dalla sopraffazione dell'altro. Bisogna che la società, in genere, smetta di premiare i comportamenti violenti.
Ed è necessario, altresì, arginare e ridurre le ingiustizie e le ineguaglianze sociali, mitigare le situazioni di sofferenza e povertà.
E bisogna anche rendersi consapevoli che la violenza, essendo una delle possibilità dell'essere umano e del suo comportamento, potrà essere arginata, ma mai eliminata del tutto e che la vita di ciascuno di noi, malgrado le sempre maggiori sicurezze, continuerà ad essere una faccenda rischiosa.
Chi quotidianamente vive in quella vasta area che è denominata Occidente e magari si informa, legge o guarda la tv, ha la sensazione di essere circondato da un mondo estremamente violento. Una sensazione che gli esperti ritengono fallace: altre epoche hanno conosciuto, secondo gli studiosi di scienze sociali, violenze più efferate e più frequenti e mai il mondo è stato così sicuro come adesso.
Eppure, nonostante l'alto livello di civilizzazione, forse proprio a causa di questo, ci sentiamo insicuri e minacciati.
A mio avviso, le nostre aspettative di sicurezza sono aumentate, così come il desiderio di condurre una vita lunga e piacevole.
E d'altra parte la fine delle ideologie, l'indebolimento delle fedi religiose, quella che viene denominata la secolarizzazione del mondo, fanno sì che ci sentiamo piuttosto disorientati nei confronti delle norme e dei valori da abbracciare durante l'esistenza. Tutti finiamo per orientarci ad un edonismo spicciolo, ad una ricerca ossessiva del piacere e del divertimento immediati, ai soldi, alla carriera, al potere.
Sentiamo che la vita è quella che viviamo adesso, qui, sulla Terra; le promesse di una giustizia divina dopo la morte, della beatitudine raggiungibile in mondi ultraterreni ci sembrano aleatorie.
"Se Dio non esiste, tutto è permesso" diceva Dostoevskij.
E perciò tendiamo a rimuovere, con un'aggressività che a volte sconfina nel crimine, ogni ostacolo che si frappone alla realizzazione dei nostri desideri.
Queste sono secondo me le radici più evidenti della violenza quotidiana.
Esistono tuttavia altri motivi, più oscuri e sotterranei, ma non per questo meno potenti.
Per esempio, il fatto di vivere in società sempre più solitarie ed anonime, di essere soggetti ad un potere sempre più impersonale, che ci fa sentire di frequente inermi e impotenti. La burocratizzazione della vita, che pure è spesso necessaria per l'ordine e l'organizzazione statuale, ci disumanizza, quando non ci schiaccia (si legga la narrativa di Kafka), il potere economico (le lobby, le multinazionali, ecc.) ci rende un numerino insignificante nella grande equazione dell'economia mondiale. Basta un niente, una crisi passeggera, una ristrutturazione aziendale e di colpo siamo estromessi, reietti, perdenti.
Inoltre, secondo me, la violenza prospera su un terreno di eccessiva tolleranza maturato in alcuni ambienti religiosi e intellettuali. Per cui il criminale gode di eccessive giustificazioni, si cerca sempre un alibi alle azioni più riprovevoli, che so: i traumi infantili, l'esclusione sociale, la famiglia, la scuola, la società. Non che questi alibi siano del tutto falsi, soltanto che ciascuno di noi deve essere chiamato a rispondere, a sentirsi responsabile delle proprie azioni. Altrimenti non si spiega, come, date le medesime circostanze, c'è che delinque e chi no.
Il concetto di "responsabilità" deve tornare a far parte del vocabolario delle società occidentali. Ed anche quello di "repressione". La società, chi è preposto all'ordine pubblico, non può tollerare i comportamenti violenti, anche quelli di minore entità. Anzi si è visto che la politica della "tolleranza zero" negli Stati Uniti ha dato ottimi risultati. Le teorie "idrauliche" sul comportamento umano, forse hanno fatto il loro tempo. Comprimere, coartare la violenza non significa renderla più esplosiva e pericolosa.
Certamente la repressione non basta. Difendersi dai delinquenti non è l'unico mezzo per bonificare la società. Occorre intervenire soprattutto nella fase educativa, nella scuola, in famiglia, nelle agenzie di socializzazione in genere, affinché i comportamenti violenti e prevaricatori vengano scoraggiati, puniti, messi alla gogna. La scuola, ad esempio, ha tollerato (e tollera) il cosiddetto "bullismo". Bisogna avere il coraggio di trasmettere valori etici ed estetici diversi dalla sopraffazione dell'altro. Bisogna che la società, in genere, smetta di premiare i comportamenti violenti.
Ed è necessario, altresì, arginare e ridurre le ingiustizie e le ineguaglianze sociali, mitigare le situazioni di sofferenza e povertà.
E bisogna anche rendersi consapevoli che la violenza, essendo una delle possibilità dell'essere umano e del suo comportamento, potrà essere arginata, ma mai eliminata del tutto e che la vita di ciascuno di noi, malgrado le sempre maggiori sicurezze, continuerà ad essere una faccenda rischiosa.

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Re: tutta sta gente e niente da dire
DROGA
:73: :73: :73:
Uno dei pericoli più gravi per un adolescente è rappresentato dall'assuefazione a qualche sostanza chimica che modifichi il suo stato di coscienza.
La "droga", come si definisce in maniera inappropriata la tossicomania, costituisce, da alcuni decenni e da alcune generazioni, un problema per giovani, genitori, educatori, famiglie.
Soltanto nel 2001, i morti per droga sono stati 822.
Si tratta sovente di molecole, che provocano danni irreversibili al cervello e che generano dipendenze fisiche e psicologiche difficili da trattare; sostanze che, comunque, mettono a repentaglio gravemente la salute di chi ne fa uso.
Per questo ci si interroga su quali siano le cause che inducono i giovani a fare uso di sostanze stupefacenti. Quali i meccanismi psicologici che determinano questo comportamento giovanile deviante.
Intanto va notato che alcune sostanze capaci di modificare il nostro stato mentale, tossiche per l'organismo, vengono accettate dalla società: il tabacco, l'alcol e gli psicofarmaci in primo luogo.
Ogni cultura riconosce le proprie droghe "legali", stigmatizzando l'assunzione di altre.
Il fatto che l'uso di determinate sostanze sia legalizzato permette di procurarsele senza ricorrere a comportamenti "criminali" e, forse, una maggiore conoscenza consente di usarle in modo più maturo e cosciente.
Quanto conti la conoscenza degli effetti negativi di una sostanza introdotta nel corpo umano lo dimostra il caso dell'eroina. Un tempo le overdose di eroina falcidiavano centinaia di giovani vite ogni anno. Poi gli eroinomani hanno imparato, coll'esperienza, ad usare l'eroina prendendo maggiori precauzioni (dosi maggiormente controllate, impiego di siringhe monouso), in modo da far diminuire sensibilmente negli ultimi anni, il numero di decessi collegati all'abuso di questa sostanza.
Con questo non si intende certo sminuire i pericoli, gravissimi, collegati all'uso delle droghe, comprovati da numerosi e seri studi tossicologici e scientifici sull'argomento. Si vuole soltanto sottolineare come la conoscenza e l'informazione, approfondite, consentano di difendersi meglio.
Ma perché i giovani si drogano?
Intanto esiste quel fenomeno sociologico giovanile che si chiama "gruppo dei pari". Si tratta di quel gruppo amicale di coetanei, la cui importanza e la cui autorità stanno superando quelle dei genitori.
Il gruppo ha delle sue rigide regole di funzionamento, un codice morale a volte estraneo se non antitetico al contesto sociale, che induce i singoli a uniformarsi pedissequamente a determinati comportamenti (scelta dell'abbigliamento, linguaggio, stile di vita, ecc.). Il conformismo, vissuto come timore di non essere accettati e approvati dal gruppo, può indurre l'adolescente ad adottare comportamenti disadattivi.
La fine dell'autoritarismo, un certo permissivismo, la libertà di scelta, il relativismo culturale, aspetti del mondo contemporaneo tutt'altro che negativi, lasciano però spesso i giovani soli (o mal consigliati) di fronte alle scelte cruciali della propria esistenza. Sbagliare è facile; entrare in un tunnel da cui è arduo fare ritorno, altrettanto.
Diventare "grandi" è sempre stato malagevole. La droga può costituire anche una apparentemente comoda via di fuga dalle responsabilità del mondo adulto, un ingannevole alibi per ritardare le scelte, le fatiche, gli impegni (ma anche le soddisfazioni), che l'esistenza di ogni adulto comporta.
Il consumismo, la comunicazione che avviene ormai soltanto attraverso l'esibizione di oggetti, sembrano privare i giovani di un solida identità, basata sulla consapevolezza delle proprie qualità interiori.
Il successo da conseguire ad ogni costo, a scuola, sul lavoro, in società, con la necessità di essere costantemente all'altezza, brillanti, socievoli, nell'epoca che esalta ed esige la performance, come ci insegnano i messaggi pubblicitari, porta giovani, e sempre più spesso anche adulti, ad aiutarsi con qualche sostanza chimica.
L'eccessivo edonismo della nostra civiltà, la ricerca spasmodica di piaceri forti e immediati, a scapito della gioia, della felicità e della serenità che si possono ottenere sviluppando i propri talenti, mettono molti adolescenti sulla cattiva strada di una penosa, stordita e triste quotidianità.
Inoltre l'abuso di droga rappresenta talvolta una delle forme, oscura, contorta e sbagliata, in cui si manifesta il conflitto generazionale, la rivolta contro il mondo dei valori abbracciati dai genitori.
Una rivolta sterile e autodistruttiva, cui possono indulgere adolescenti altrimenti intelligenti e sensibili.
Non ultimo esiste un business, gestito dalla criminalità organizzata, che preme per indurre certi comportamenti, perché con la droga realizza ingenti profitti.
:73: :73: :73:
Uno dei pericoli più gravi per un adolescente è rappresentato dall'assuefazione a qualche sostanza chimica che modifichi il suo stato di coscienza.
La "droga", come si definisce in maniera inappropriata la tossicomania, costituisce, da alcuni decenni e da alcune generazioni, un problema per giovani, genitori, educatori, famiglie.
Soltanto nel 2001, i morti per droga sono stati 822.
Si tratta sovente di molecole, che provocano danni irreversibili al cervello e che generano dipendenze fisiche e psicologiche difficili da trattare; sostanze che, comunque, mettono a repentaglio gravemente la salute di chi ne fa uso.
Per questo ci si interroga su quali siano le cause che inducono i giovani a fare uso di sostanze stupefacenti. Quali i meccanismi psicologici che determinano questo comportamento giovanile deviante.
Intanto va notato che alcune sostanze capaci di modificare il nostro stato mentale, tossiche per l'organismo, vengono accettate dalla società: il tabacco, l'alcol e gli psicofarmaci in primo luogo.
Ogni cultura riconosce le proprie droghe "legali", stigmatizzando l'assunzione di altre.
Il fatto che l'uso di determinate sostanze sia legalizzato permette di procurarsele senza ricorrere a comportamenti "criminali" e, forse, una maggiore conoscenza consente di usarle in modo più maturo e cosciente.
Quanto conti la conoscenza degli effetti negativi di una sostanza introdotta nel corpo umano lo dimostra il caso dell'eroina. Un tempo le overdose di eroina falcidiavano centinaia di giovani vite ogni anno. Poi gli eroinomani hanno imparato, coll'esperienza, ad usare l'eroina prendendo maggiori precauzioni (dosi maggiormente controllate, impiego di siringhe monouso), in modo da far diminuire sensibilmente negli ultimi anni, il numero di decessi collegati all'abuso di questa sostanza.
Con questo non si intende certo sminuire i pericoli, gravissimi, collegati all'uso delle droghe, comprovati da numerosi e seri studi tossicologici e scientifici sull'argomento. Si vuole soltanto sottolineare come la conoscenza e l'informazione, approfondite, consentano di difendersi meglio.
Ma perché i giovani si drogano?
Intanto esiste quel fenomeno sociologico giovanile che si chiama "gruppo dei pari". Si tratta di quel gruppo amicale di coetanei, la cui importanza e la cui autorità stanno superando quelle dei genitori.
Il gruppo ha delle sue rigide regole di funzionamento, un codice morale a volte estraneo se non antitetico al contesto sociale, che induce i singoli a uniformarsi pedissequamente a determinati comportamenti (scelta dell'abbigliamento, linguaggio, stile di vita, ecc.). Il conformismo, vissuto come timore di non essere accettati e approvati dal gruppo, può indurre l'adolescente ad adottare comportamenti disadattivi.
La fine dell'autoritarismo, un certo permissivismo, la libertà di scelta, il relativismo culturale, aspetti del mondo contemporaneo tutt'altro che negativi, lasciano però spesso i giovani soli (o mal consigliati) di fronte alle scelte cruciali della propria esistenza. Sbagliare è facile; entrare in un tunnel da cui è arduo fare ritorno, altrettanto.
Diventare "grandi" è sempre stato malagevole. La droga può costituire anche una apparentemente comoda via di fuga dalle responsabilità del mondo adulto, un ingannevole alibi per ritardare le scelte, le fatiche, gli impegni (ma anche le soddisfazioni), che l'esistenza di ogni adulto comporta.
Il consumismo, la comunicazione che avviene ormai soltanto attraverso l'esibizione di oggetti, sembrano privare i giovani di un solida identità, basata sulla consapevolezza delle proprie qualità interiori.
Il successo da conseguire ad ogni costo, a scuola, sul lavoro, in società, con la necessità di essere costantemente all'altezza, brillanti, socievoli, nell'epoca che esalta ed esige la performance, come ci insegnano i messaggi pubblicitari, porta giovani, e sempre più spesso anche adulti, ad aiutarsi con qualche sostanza chimica.
L'eccessivo edonismo della nostra civiltà, la ricerca spasmodica di piaceri forti e immediati, a scapito della gioia, della felicità e della serenità che si possono ottenere sviluppando i propri talenti, mettono molti adolescenti sulla cattiva strada di una penosa, stordita e triste quotidianità.
Inoltre l'abuso di droga rappresenta talvolta una delle forme, oscura, contorta e sbagliata, in cui si manifesta il conflitto generazionale, la rivolta contro il mondo dei valori abbracciati dai genitori.
Una rivolta sterile e autodistruttiva, cui possono indulgere adolescenti altrimenti intelligenti e sensibili.
Non ultimo esiste un business, gestito dalla criminalità organizzata, che preme per indurre certi comportamenti, perché con la droga realizza ingenti profitti.

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Re: tutta sta gente e niente da dire
Abuso sessuale

L'abuso sessuale, a differenza di altri eventi traumatici, presenta caratteristiche peculiari; innanzitutto, è un evento che va a coinvolgere l'area della sessualità delle persone interessate, in secondo luogo, quando commesso in ambito intrafamiliare, si tratta di un trauma che sovverte i divieti sociali ed il compito di accudimento e/o di neutralità sessuale che un familiare dovrebbe avere nei confronti della persona abusata.
Alcuni dei problemi più tipici associati all'abuso sessuale sono i seguenti:
Connessi al tradimento. Quando l'abuso sessuale viene commesso all'interno dell'ambiente familiare e, in special modo, quando l'abuso viene commesso da un genitore o da chi avrebbe dovuto svolgere questa funzione, la persona abusata tipicamente vive come una profonda ferita il fatto di non essere stata amata nel modo corretto da una persone di cui aveva bisogno. Frequentemente può pensare che, se si sono subite cose così gravi dai propri familiari, certamente delle persone non ci si può fidare. Questo può portare ad una profonda sfiducia nei confronti della gente e/o ad attuare un comportamento aggressivo e manipolatorio, soprattutto nei confronti delle persone dello stesso sesso dell'abusante.
Connessi all'autostima: una persona cresce bene in un ambiente familiare sano quando sente di avere un valore ed un grado di amabilità intrinseci per il fatto di essere stati sufficientemente amati ed apprezzati. Nel caso di una vittima di abuso sessuale si assiste tipicamente alla presenza di una bassa autostima, alla sensazione di non essere veramente degni amore. Questa situazione può essere presente insieme alla consapevolezza razionale di avere tutti i diritti e le capacità per sentirsi come tutte le altre persone, ma è come se una parte della persona non ci credesse mai veramente.
Connessi alla sessualità: l'abuso e la molestia producono frequentemente problemi sessuali. Oltre ai problemi sessuali più tipici (difficoltà o impossibilità a raggiungere l'orgasmo -anorgasmia, dolore durante i rapporti -vaginismo, difficoltà a lasciarsi andare, assenza di sensazioni piacevoli o presenza di sensazioni piacevoli assieme a quelle spiacevoli, sensi di colpa e di inadeguatezza eccessivi, sensazione di essere indegni o "sporchi", assenza di desiderio, disturbi dell'eccitazione), soprattutto l'iniziazione all'interno della famiglia alla sessualità può ingenerare l'evitamento della vita sessuale in generale oppure la scelta di una omosessualità di ripiego. Questi problemi, comunque, possono riguardare qualunque persona vittima di abusi sessuali, ingenerando notevole confusione circa i propri desideri e la propria identità sessuale. Paradossalmente, l'abuso sessuale può anche portare ad una promiscuità sessuale e per questo sono state fornite moltissime teorie diverse dagli specialisti. Alcune delle più importanti sostengono che a volte si può interpretare la promiscuità sessuale delle persone abusate o la loro tendenza ad essere abusate nuovamente come la difficoltà a tenere distinti l'affetto dal sesso, mentre altre volte con la presenza di un'opinione estremamente bassa di sè stessi e quindi ad un uso promiscuo e non ponderato del proprio corpo.
Problemi di ansia e depressione sono molto frequenti e possono insorgere fin dall'infanzia, diventando parte dell'individuo, tanto da ritenere di non potere essere fatto diversamente.
Connessi più strettamente al corpo: fra le vittime di abusi sessuali sono relativamente frequenti problemi psicosomatici, disturbi del comportamento alimentare, abuso di alcool, farmaci e di sostanze stupefacenti.
Problemi interpersonali: la sfiducia, le difficoltà sessuali, insieme a difficoltà nella gestione della rabbia e delle distanza fra le persone comportano frequentemente problemi nella gestione delle relazioni interpersonali.
L'abuso sessuale, a differenza di altri eventi traumatici, presenta caratteristiche peculiari; innanzitutto, è un evento che va a coinvolgere l'area della sessualità delle persone interessate, in secondo luogo, quando commesso in ambito intrafamiliare, si tratta di un trauma che sovverte i divieti sociali ed il compito di accudimento e/o di neutralità sessuale che un familiare dovrebbe avere nei confronti della persona abusata.
Alcuni dei problemi più tipici associati all'abuso sessuale sono i seguenti:
Connessi al tradimento. Quando l'abuso sessuale viene commesso all'interno dell'ambiente familiare e, in special modo, quando l'abuso viene commesso da un genitore o da chi avrebbe dovuto svolgere questa funzione, la persona abusata tipicamente vive come una profonda ferita il fatto di non essere stata amata nel modo corretto da una persone di cui aveva bisogno. Frequentemente può pensare che, se si sono subite cose così gravi dai propri familiari, certamente delle persone non ci si può fidare. Questo può portare ad una profonda sfiducia nei confronti della gente e/o ad attuare un comportamento aggressivo e manipolatorio, soprattutto nei confronti delle persone dello stesso sesso dell'abusante.
Connessi all'autostima: una persona cresce bene in un ambiente familiare sano quando sente di avere un valore ed un grado di amabilità intrinseci per il fatto di essere stati sufficientemente amati ed apprezzati. Nel caso di una vittima di abuso sessuale si assiste tipicamente alla presenza di una bassa autostima, alla sensazione di non essere veramente degni amore. Questa situazione può essere presente insieme alla consapevolezza razionale di avere tutti i diritti e le capacità per sentirsi come tutte le altre persone, ma è come se una parte della persona non ci credesse mai veramente.
Connessi alla sessualità: l'abuso e la molestia producono frequentemente problemi sessuali. Oltre ai problemi sessuali più tipici (difficoltà o impossibilità a raggiungere l'orgasmo -anorgasmia, dolore durante i rapporti -vaginismo, difficoltà a lasciarsi andare, assenza di sensazioni piacevoli o presenza di sensazioni piacevoli assieme a quelle spiacevoli, sensi di colpa e di inadeguatezza eccessivi, sensazione di essere indegni o "sporchi", assenza di desiderio, disturbi dell'eccitazione), soprattutto l'iniziazione all'interno della famiglia alla sessualità può ingenerare l'evitamento della vita sessuale in generale oppure la scelta di una omosessualità di ripiego. Questi problemi, comunque, possono riguardare qualunque persona vittima di abusi sessuali, ingenerando notevole confusione circa i propri desideri e la propria identità sessuale. Paradossalmente, l'abuso sessuale può anche portare ad una promiscuità sessuale e per questo sono state fornite moltissime teorie diverse dagli specialisti. Alcune delle più importanti sostengono che a volte si può interpretare la promiscuità sessuale delle persone abusate o la loro tendenza ad essere abusate nuovamente come la difficoltà a tenere distinti l'affetto dal sesso, mentre altre volte con la presenza di un'opinione estremamente bassa di sè stessi e quindi ad un uso promiscuo e non ponderato del proprio corpo.
Problemi di ansia e depressione sono molto frequenti e possono insorgere fin dall'infanzia, diventando parte dell'individuo, tanto da ritenere di non potere essere fatto diversamente.
Connessi più strettamente al corpo: fra le vittime di abusi sessuali sono relativamente frequenti problemi psicosomatici, disturbi del comportamento alimentare, abuso di alcool, farmaci e di sostanze stupefacenti.
Problemi interpersonali: la sfiducia, le difficoltà sessuali, insieme a difficoltà nella gestione della rabbia e delle distanza fra le persone comportano frequentemente problemi nella gestione delle relazioni interpersonali.
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